Un testo con il sottotitolo “Naufragio senza nome” che affronta un tema simbolo del presente: le migrazioni, il Mediterraneo, la memoria di chi perde il nome insieme alla vita.
Senza rinunciare all’ironia, Saverio La Ruina presenta l’incontro in un cimitero tra una vittima della migrazione clandestina e una della shoah in una dimensione visionaria e surreale.
Fin dal titolo, dove “KR” indica la provincia, “70” il settantesimo ritrovamento, “M” che si tratta di un maschio e “16” l’età, il lavoro, intenso e struggente, porta l’attenzione su quanto è difficile l’esercizio della memoria storica, quanto è facile ricordare i vincitori, arduo dare una voce agli sconfitti.
Dietro ogni naufragio c’è un nome che non verrà mai inciso su una lapide e senza un corpo su cui piangere non ci può essere l’elaborazione del lutto, come ci insegna la struggente supplica di Priamo, re di Troia, quando chiede ad Achille la restituzione del corpo del figlio Ettore. L’oltraggio finale è la cancellazione dell’identità, quella che reclama KR70M16.