Enrico 4. - Partitura in musica per voce sola

Enrico 4 - Michele di Mauro
Mer, 13/10/2010 - 20:45
Con il sostegno di: 

liberamente tratto da “Enrico IV” di Luigi Pirandello
di e con MICHELE DI MAURO & G.U.P. ALCARO

Partendo dalla suggestiva ed elettrizzante traccia dell’“Enrico IV” di Pirandello, un attore e un compositore, Michele Di Mauro e G.U.P. Alcaro, si divertono a scomporre e ricomporre la vita del testo e della sua musicalità, shakerandolo con invenzioni di scrittura originali o prese in prestito da altre folli pagine della letteratura e del teatro (da Petrolini a Nijinsky, da Heiner Müller a Carver). L’intento è di elaborare un concerto di parole e suoni che, proprio nella frantumazione del punto di partenza, trova il respiro necessario per elevare ad una potenza massima la poetica pirandelliana. Il risultato è un’opera originale, vivace, armonica e musicale.

In seguito a una caduta da cavallo, il protagonista dell’“Enrico IV” di Pirandello perde la ragione e si trasforma nel personaggio di cui indossa il costume: Enrico IV. Da quel momento, nella sua fantasia, il personaggio diventa effettivamente la persona dell’imperatore. Ma quando Enrico IV si sveglia dal proprio sogno, realizza che la società non è che un gioco di antagonismi. Quando giunge il momento in cui gli attori devono posare i propri abiti nel guardaroba, il protagonista si ritrova a scegliere di vivere con lucidità la propria pazzia: “io sono Cristo, un povero Cristo”.

La rielaborazione e l’interpretazione di Michele Di Mauro alleggeriscono notevolmente la durezza del testo originale, pur senza perderne l’intensità. Canzonette, scioglilingua e battute di spirito suscitano inevitabilmente la risata, vivacizzando i momenti più cupi dello spettacolo. Perché, come recita Enrico IV, “trovarci davanti a un pazzo significa trovarsi davanti a qualcuno che ci scardina le fondamenta”.

Più che un monologo, più che un concerto è un esercizio di teatro allo stato puro, con un effetto fortemente rigenerante per chi vi assiste. (delteatro.it)

Una sorta di melologo divertente, divertito e al tempo stesso in profondità, dal tono pirandelliano. (Corriere della Sera)

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