SEMPRE PIÙ UN TEATRO SVIZZERO DI LINGUA ITALIANA

È una stagione importante questa per il Teatro Sociale Bellinzona. Essa ci permetterà infatti di lavorare con ancor più convinzione alla concretizzazione della nostra idea di un teatro svizzero di lingua italiana. Questa definizione parrebbe scontata, ma non lo è. In passato infatti i teatri ticinesi hanno spesso concentrato la loro attenzione quasi esclusivamente sull’appartenenza del nostro territorio alla cultura italiana: che è importante, ma che non basta a definire l’identità dei ticinesi, che è determinata anche dal nostro essere svizzeri, dal partecipare cioè ad un comune spazio identitario che è naturale, sociale, politico ed economico sì, ma anche culturale.
Essere un teatro svizzero di lingua italiana è un processo continuo che passa in primo luogo attraverso le nostre produzioni: saranno ben quattro quelle che vi proporremo in questa stagione. Pur nella diversità di dimensioni, di obiettivi e di temi trattati, sempre le nostre produzioni hanno in comune una forte relazione con il territorio di riferimento del nostro teatro. Che si declina in due modi: da un lato con scelte tematiche che coinvolgono e interrogano direttamente il nostro pubblico, dall’altro con il prioritario e convinto ricorso ad autori, registi, attori e tecnici del territorio.
Altri passi significativi sono stati compiuti negli scorsi mesi. Ad esempio il Teatro Sociale Bellinzona è entrato a far parte dell’Unione dei Teatri Svizzeri, l’organizzazione mantello dei teatri istituzionali del nostro Paese, quale prima e per ora unica struttura ticinese. Non meno importante è stata l’approvazione nel giugno scorso da parte del Consiglio comunale di Bellinzona del nuovo mandato di prestazione fra la Città e l’Ente autonomo Bellinzona Teatro, un mandato che crea basi più solide per il nostro lavoro.
Infine, se il cantiere non ci riserverà brutte sorprese, nel giugno del 2020 inaugureremo il nuovo Teatro di Giubiasco, uno spazio all’avanguardia nella sua concezione scenica, che ci permetterà di variare ancora di più la nostra programmazione e di lavorare sempre meglio sui progetti di produzione e di coproduzione. Lo inaugureremo con “Olocene”, uno spettacolo prodotto dal nostro teatro, tratto dal romanzo più ticinese di Max Frisch (“L’uomo nell’Olocene”, scritto e ambientato in Onsernone) e allestito da un team interamente bellinzonese (il regista Flavio Stroppini e gli interpreti Margherita Saltamacchia e Rocco Schira). Perché un territorio non può prescindere dal teatro per definire la sua identità.

Gianfranco Helbling, direttore